Azioni mirate al ripristino e alla conservazione degli habitat dunali e retrodunali in Molise

Area d'intervento

La zona costiera molisana è un’ampia striscia di terra lunga circa 36 km bagnata dal mare Adriatico. La costa è bassa e sabbiosa e presenta notevoli infrastrutture e sistemi produttivi che si sono sviluppati nel tempo anche a seguito del nascere del turismo balneare. La distribuzione delle strutture ricettive, infatti, è per la maggior parte dislocata lungo il litorale.
Se le aree prossime alla costa presentano uno sviluppo legato principalmente al turismo estivo, le aree dell’entroterra ricalcano ancora gli aspetti del paesaggio rurale fatto di grandi appezzamenti terrieri dedicati alle pratiche agronomiche.
Il sistema di paesaggio che ne consegue è legato per certi versi ancora al sistema agricolo e quindi con addensamenti urbani discontinui e soprattutto aziende agricole (case/ fattoria) autosufficienti e perno cruciale dell’economia.

Il mosaico paesaggistico che ne viene fuori è molto eterogeneo e contraddistinto dal mare all’entroterra da spiagge sabbiose, dune litoranee, macchia mediterranea, pineta, zone umide e infine aree dedicate alle pratiche agricole. Inoltre, l’area in esame fin non molto tempo fa era anche attraversata dal tratturo L’Aquila – Foggia (attuale strada statale Adriatica).
L’area in esame si estende per circa 2440 ha ricalcando i confini dei tre Siti d’Importanza Comunitaria presenti sulla costa molisana (IT7228221 Foce Trigno - Marina di Petacciato, IT7222216 Foce Biferno - Litorale di Campomarino, IT7222217 Foce Saccione - Bonifica Ramitelli) e ricadenti nei territori comunali di Petacciato, Termoli e Campomarino, tutti facenti parte della Provincia di Campobasso.


IMPORTANZA DELL'AREA
La costa molisana con la sua estensione di36 km  presenta complessivamente 4 comprensori di foce di diversa estensione, Saccione, Biferno, Sinarca e Trigno, con associate aree alluvionali, che un tempo ospitavano estese paludi (Taffetani e Biondi 1991) e che ora sono soggette ad agricoltura estensiva e a sviluppo turistico (Foce Trigno) e industriale (Fiume Biferno).
Tale trasformazione dell’uso del suolo sta determinando la perdita della loro funzionalità in qualità di “stepping stones” per la fauna di interesse comunitario.
Gli habitat 2250*, 3170* e 1510* sono particolarmente rari lungo le coste Adriatiche italiane e in particolare l’habitat prioritario 2250* Dune costiere con Juniperus spp.  raggiunge nell’area del progetto Life Maestrale il limite settentrionale di distribuzione in Adriatico.
La conservazione di questi ginepreti dunali relittuali ha un grande valore per il mantenimento della biodiversità a livello nazionale ed europeo, in quanto essi rappresentano un ecosistema che ospita specie vegetali e animali di interesse conservazionistico, come Testudo hermanii, che possono qui sopravvivere e funge da serbatoio di biodiversità per la colonizzazione di nuove aree dunali che si rendano disponibili.

I SITI D'IMPORTANZA COMUNITARIA
Il progetto riguarda quasi l’intero litorale molisano coinvolgendo tutti e tre in siti SIC ubicati lungo la costa (IT7228221 Foce Trigno - Marina di Petacciato, IT7222216 Foce Biferno - Litorale di Campomarino, IT7222217 Foce Saccione - Bonifica Ramitelli). La costa molisana si estende da nord-ovest verso sud-ovest per circa 36 km, dalla foce del Canale Formale del Molino (poco più a Nord del fiume Trigno), che delimita il confine con l’Abruzzo, fino alla foce del Torrente Saccione, che delimita il confine con la Puglia. I tre siti SIC, oggetto del progetto, comprendono esclusivamente aree con coste basse sabbiose in cui si alternano piccole pianure alluvionali costiere e cordoni dunali olocenici dove sviluppa, lungo il gradiente dal mare verso l’entroterra, la tipica sequenza catenale di formazioni vegetali psammofile. La prima fascia di vegetazione, nel tratto successivo della spiaggia emersa, è costituita dalle specie pioniere e alonitrofile (habitat 1210) che colonizzano substrati ricchi di sali e di residui organici depositati dal moto ondoso. Questa cenosi viene denominata “cakileto” dal nome della specie più diffusa, Cakile maritima subsp. maritima. La comunità successiva è quella delle prime dune embrionali (habitat 2110); essa è detta elimeto dal nome della specie più abbondante, la poacea Elymus farctus subsp. farctus, responsabile dell’edificazione geopedologica delle prime dune. Segue poi la fascia delle dune mobili (habitat 2120), detta ammofileto, dal nome di un’altra poacea psammofila perenne, Ammophila arenaria subsp. australis. Questa specie è dotata di foglie coriacee e fusti robusti e forma cespi densi, mediante i quali favorisce efficacemente l’accumulo di sabbia, e quindi la formazione di dune più sviluppate.

Alle spalle delle dune embrionali e mobili o compenetrati con esse, nell’interduna, si affermano i prati terofitici (habitat 2230,2240), con coperture del suolo notevoli, all’interno della quale spiccano le colorate Silene canescens e Ononis variegata e numerose graminacee come Lagurus ovatus s.l. e Vulpia fasciculata. Queste prime comunità (cakileto, elimeto, ammofileto e formazioni annuali di sostituzione) della zonazione che costituiscono la parte avandunale sono presenti in tutti i tre siti SIC. Essi sono fortemente minacciati dall’erosione marina ma anche dalla pulizia meccanica delle spiagge (soprattutto il cakileto), dal calpestio e dal livellamento geomorfologico (dune embrionali e mobili), dagli accessi al mare diffusi ed incontrollati e infine, dall’invasione di specie esotiche da parte soprattutto di Erigeron ssp. (ex =Conyza) e Oenothera ssp.. Le minacce suddette sono più marcate nei siti SIC IT7228221 “Foce Trigno - Marina di Petacciato” e IT7282216 “Foce Biferno – Litorale Campomarino” rispetto al sito IT7222217 “Foce Saccione-Bonifica Ramitelli”, caratterizzato da un minor impatto antropico e da più elevati livelli di naturalità.
Il retroduna è costituito da dune fisse e consolidate, interessate un tempo dalla presenza di ambienti umidi retrodunali e della macchia mediterranea, che ora è limitata a poche aree a sud del litorale molisano; queste aree residuali ricadono quasi esclusivamente nel sito IT7222217 “Foce Saccione-Bonifica Ramitelli”. Si tratta soprattutto di una macchia pioniera bassa, dominata dal ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa) (habitat 2250*); essa, fa da scudo ai venti salsi e all’azione abrasiva dei granelli di sabbia per le formazioni più interne. Nella parte più interna essa si sviluppa in una macchia, strutturalmente più complessa, formata da diverse specie arbustive come Pistacia lentiscus, Phillyrea latifolia e da lianose come Smilax aspera, Lonicera implexa subsp. implexa e Clematis flammula. Anche nelle radure della macchia, come per le comunità avandunali, sono presenti pratelli terofitici con presenza di diverse annuali tra le quali Malcolamia nana. Nei siti SIC IT7228221 “Foce Trigno - Marina di Petacciato” e IT7282216 “Foce Biferno – Litorale Campomarino” non è presente la macchia mediterranea ma in aree molto residuali vi è forma più degradata detta gariga con prevalenza di Rosmarinus officinalis e di varie specie di Cistus ssp. (habitat 2260). In prevalenza, però, le formazioni arbustivo-arboree sono quasi del tutto scomparse a causa dell’urbanizzazione e degli interventi di bonifica e sono sostituite da rimboschimenti a Pinus halepensis, P. pinaster e P. pinea (habitat 2270*). Queste pinete hanno acquisito un elevato valore ecologico e paesaggistico per la presenza, nelle aree meglio conservate, di un sottobosco con specie di macchia e quindi con una evidente ripresa della vegetazione autoctona. Questo processo, però, è spesso compromesso dalla presenza di specie esotiche arboree quali Acacia saligna e Eucalyptus globulus, utilizzate anche esse per la piantumazione; un’altra importante minaccia è costituita dagli incendi che hanno interessato negli anni passati anche le formazioni di macchia. Gli habitat retrodunali, inoltre, sono influenzate dalle alterazioni delle comunità avandunali che fungono da barriera per le aree più interne. All’interno dei rimboschimenti e nelle aree interdunali dei tre siti SIC si sviluppano con l’affioramento della falda acquifera, depressioni umide (habitat 2190); esse sono colonizzate da comunità a prevalenza di giunchi (Juncus acutus subsp. acutus, J. littoralis, J. maritimus) e di altre specie aloigrofile (Schoenus nigricans, Erianthus ravennae e Carex ssp.). L’habitat delle depressioni umide interdunali comprende aree molto limitate all’interno dei siti SIC; esse sono il residuo di ambienti palustri e lacustri del retroduna, un tempo molto estesi, che sono poi stati sottoposti a importanti opere di bonifica; questi interventi ne hanno causato la scomparsa. Attualmente, le aree umide retrodunali sono minacciate soprattutto dai processi di interrimento a seguito delle opere di captazione dell’acqua che incidono sull’equilibrio idrogeologico dell’ecosistema. Infine, nel sito SIC IT7282216 “Foce Biferno – Litorale Campomarino” sono presenti due formazioni vegetali molto interessanti: le praterie salmastre (habitat 1420 1510*), e gli stagni temporanei (habitat prioritario 3170*). Le prime si sviluppano sul versante orografico destro del Fiume Biferno su un substrato limoso-argilloso particolarmente ricco in depositi salini, a diretto contatto con aree coltivate e con una vegetazione di tipo ruderale. Le specie che li caratterizzano sono: Puccinellia festuciformis, Limonium narborense, Sarcocornia fruticosa, Artemisia caerulescens subsp. caerulescens, Aeluropus littoralis e Atriplex portulacoides. Si tratta di habitat fortemente minacciati dalla frammentazione dovuta alle attività antropiche e dalle alterazioni dei sistemi avandunali.

Gli stagni temporanei sono anch’essi molto limitati; essi sono costituti soprattutto da specie aloigrofile quali Juncus bufonius, J. hybridus e Isolepis cernua. Tali habitat sono minacciati in particolare dalle opere di bonifica dei terreni e dalla captazione delle acque di falda che hanno alterato l’equilibrio idrologico dell’ecosistema. Gli ecosistemi dunali e le aree umide retrodunali ospitano specie di fauna di elevato interesse conservazionistico. Queste aree sono fondamentali per la presenza di avifauna acquatica sia nidificante che di passo, per il foraggiamento nonché come corridoio ecologico della chirotterofauna , e per la persistenza delle popolazioni di Testudo hermanni, Emys orbicularis.

L'IMPORTANZA DELL'AREA DI PROGETTO
Le dune costiere, come è noto, sono caratterizzate da una diversità ecologica elevata, che è il risultato di un ampio numero di fattori geomorfologici, eterogeneità ambientale, e variabilità di specie. A livello europeo si è verificata, negli ultimi anni, la perdita di ampi tratti di dune costiere; le coste rimanenti hanno perso il loro carattere naturale e sono sottoposte a gravi minacce. Il litorale molisano, e in particolare l’area del progetto che comprende i tre siti SIC, costituisce una zona di grande rilevanza naturalistica e vegetazionale e rappresenta uno dei migliori esempi di ambienti dunali, scarsamente antropizzati, della costa adriatica. Tali considerazioni valgono in particolare per gli habitat di interesse comunitario, quali “Vegetazione annua delle linee di deposito marine” (habitat 2110), “Dune mobili embrionali” (habitat 2110), “Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche)” (habitat 2120), e prioritari, quali “Dune costiere con Juniperus spp.” (habitat 2250*), e Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster (habitat 2270*).
Nell’area, quindi, si possono osservare alcuni degli ultimi lembi dei sistemi dunali della costa adriatica occidentale ancora interessati da vegetazione psammofila e da formazioni di macchia a Juniperus, che risultano quasi completamente cancellate in tutto il settore adriatico centro-settentrionale che va dal Gargano alla foce del Po. Inoltre, è possibile osservare la sequenza catenale psammofila nella sua espressione tipica, con tutti i suoi elementi vegetazionali presenti; ciò è osservabile soltanto in poche altre zone dell’Italia. Habitat importanti ai fini conservativi sono anche quelli umidi (depressioni interdunari e stagni temporanei) e quelli alofili (praterie salmastre), in particolare gli habitat prioritari “Steppe salate mediterranee (Limonietalia)” (1510*) e “Stagni temporanei mediterranei” (3170*); anch’essi sono molto rari lungo le coste italiane e necessitano di appropriate politiche di conservazione e gestione.
Gli habitat dunali e retrodunali ospitano inoltre specie di flora di elevato interesse conservazioni stico. Numerose, infatti, sono le entità floristiche incluse nelle Liste Rosse Regionali e indicate per il Molise con un qualche status di tutela.Tra queste alcune sono tipiche della macchia a Juniperus ssp. e delle garighe come Helianthemum jonum (specie endemica presente in poche regioni meridionali dell’Italia), altre degli ambienti umidi e alofili come Carex hispida (specie poco diffusa in Italia) e Puccinellia palustris (specie con un areale più settentrionale e per cui l’area del progetto rappresenta il limite meridionale); tra le specie di avanduna una particolare attenzione la richiedono quelle entità che sebbene risultino comuni nel sito, sono molto rare lungo le coste limitrofe; è il caso, per esempio di Otanthus maritimus subsp. maritimus, considerata estinta per la costa abruzzese.
L’area è di particolare interesse per la conservazione delle popolazioni di Testudo hermanni. Nel nostro paese la distribuzione della specie è sempre più rarefatta è quindi fondamentale conservare l’ecosistema dunale molisano. Questo ecosistema presenta popolazioni che sono oggetto di studi in corso e la sua conservazione è di centrale importanza al fine di garantire la persistenza delle popolazioni presenti. Le specie target di chirotteri Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus hypposideros, Myotis capaccini, Myotis emarginatus sono strettamente legate al mantenimento delle aree umide. La conservazione di questi habitat prioritari può garantire la persistenza delle popolazioni ed anche l’incremento delle stesse. Sono pochi gli studi condotti anche a livello europeo sugli habitat mediterranei quindi attraverso le azioni mirate alla conservazione degli habitat necessari al foraggiamento di queste specie si potranno ottenere sempre più informazioni per una corretta gestione delle aree importanti per questo gruppo sistematico sempre più a rischio di estinzione a causa delle troppe minacce che lo rendono vulnerabile.

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